Il ragazzetto si avvicinò alla ragazza con uno sguardo minaccioso e ironico. Faceva scattare la testa ai lati per lanciare occhiate alla sua compagnia sghignazzante intorno ai due, sorridendo beffardo.
- Cosa hai detto, bambina?
Lei cercò di rilassarsi. Le mani le si aprivano a scatti. Sentiva un impulso quasi omicida di saltare addosso a quell'imbecille e pestarlo, a costo di rimetterci la pelle.
- Ti ho chiesto chi credi di essere, sordo.
Lui rise, in un modo falso e innaturale, e dietro di sé si sollevò un'ondata di risatine. Teneva il bacino sporto in avanti e la schiena china, le labbra dischiuse sotto uno sguardo sprezzante. I vestiti firmati guadagnavano poche ombre sotto il sole che filtrava dall'alto delle finestre della scuola. Malgrado non fosse tanto alto superava comunque la ragazza, e alzava il mento come per farglielo notare.
- Vuoi le botte, bellina?
Lei ebbe uno scatto alle labbra. Gli occhi le lampeggiavano. Oltre che essere incazzata con quei ragazzi davanti a lei ce l'aveva anche con quelle ragazze che conosceva, mischiate nel gruppo, che non fiatavano e seguivano fedelmente la maggioranza. Solo un ragazzo, che pure era vestito come quello davanti a lei, sembrava non schernirla, ma non aveva certo il coraggio di stare dalla sua parte. Lei scosse la testa e fissò Dae, il tipo davanti a lei.
- Fatti sotto, pezzo di idiota. Solo a parole, eh?
Dalle sue parole, in ogni sillaba, traspariva un odio impergnato di crudeltà. Non riusciva davvero più a contenersi. Quando quello si mosse veramente per darle una spallata lei si spostò e veloce rifilò una gomitata sulla schiena al ragazzo. Il colpo, però, l'aveva preso.
Il ragazzo urlò un'esclamazione e iniziò a colpirla con disprezzo, sempre sorridendo alla volta dei suoi compagni. Lei saettava su e giù, a destra e a sinistra, in modo esagerato, per non venir colpita, e regalando quando possibile un calcio o un pugno.
Usando tutte e due le mani il ragazzino riuscì a prenderla per i polsi. Lei si divincolò, ma lui le era dietro e la riprese per le spalle, bloccandole le braccia e trascinandola verso il muro.
Con la schiena sull'intonaco, lei soffiò in faccia al ragazzo e iniziò a schernirla sghignazzando. Lei lo colpì con il ginocchio e si liberò.
Adesso anche un altro ragazzo, incoraggiato dall'orba di compagni, si era staccato dal gruppo per divertirsi. Si avvicinarono entrambi, minacciosi.
- Sporchi codardi, pezzi d'imbecille! Due contro una ragazza eh? Bella forza, davvero, bravi, picchiate più forte, idioti!
Gridò la ragazza, furente. Loro le furono addosso e il secondo la colpì alla nuca.
Poi scoppiò il pandemonio.
Tutti e due si ritirarono gridando di dolore. I loro gomiti erano neri e le maglie sfilacciate e strappate. Una grossa macchia rossa stava diventando viola sulle loro mani, e sul collo. Lei si rimise composta e si sistemò i capelli dietro le spalle, poi ritornò in posizione pronta a...
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